L’Onu si impegni per liberare il blogger mauritano M’Kheitir

06.01.2017 - Associazione per i Popoli Minacciati

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L’Onu si impegni per liberare il blogger mauritano M’Kheitir
Zeid Ra'ad Al Hussein, Alto Commissario ONU per i diritti umani (Foto di UN Photo/Jean-Marc Ferré)

Mauritania: Mohamed Cheikh Ould M’Kheitir, il “Raif Badawi” dell’Africa, arrestato e condannato per apostasia, si trova da tre anni nel braccio della morte in attesa della sua esecuzione.

APM chiede alle Nazioni Unite di impegnarsi per la liberazione del blogger mauritano

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta a Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto Commissario per i Diritti umani dell’ONU, affinché si impegni per la liberazione del blogger Mohamed Cheikh Ould M’Kheitir, condannato a morte in Mauritania per apostasia. La sorte del blogger mauritano ricorda molto quanto successo al blogger saudita Raif Badawi, ma mentre la società e la politica internazionale si sono impegnati a favore di Badawi, la storia di M’Kheitir resta perlopiù sconosciuta nonostante il blogger sia stato condannato a morte.

Il 34enne Mohamed Cheikh Ould M’Kheitir è accusato di aver abbandonato l’Islam dopo aver denunciato in un suo blog le discriminazioni e l’ingiustizia sociale nel suo paese. Arrestato il 2 gennaio 2014 in seguito alla pubblicazione su facebook del suo articolo intitolato “La religione, la religiosità e i fabbri” pubblicato su facebook circa 3 anni fa, è stato condannato a morte per apostasia nel dicembre 2014. La condanna è stata confermato dalla Corte d’appello.

Nel suo articolo il blogger denunciava il rigido sistema di caste della società mauritana e in particolare l’emarginazione dei fabbri. Una discriminazione, scriveva M’Kheitir, non imposta da Dio, ma creata dall’uomo. Per M’Kheitir la religione non può essere utilizzata per giustificare la discriminazione fatta dall’uomo contro altri uomini. Durante il processo M’Kheitir ha più volte ribadito di non aver voluto danneggiare la reputazione del Profeta Maometto, ma di aver solo richiamato l’attenzione sulla situazione sociale in Mauritania. M’Kheitir stesso fa parte della casta spesso discriminata dei fabbri e lui stesso ha avuto la fortuna di avere un padre che ha fatto carriera diventando prefetto e non ha quindi subito la discriminazione che subiscono altri.

Dopo la condanna di M’Kheitir anche il padre ha perso il lavoro e a causa delle molte minacce di morte ricevute ha dovuto ritirarsi dalla vita pubblica. Nel dicembre 2016 i genitori di M’Kheitir sono stati costretti a fuggire in Francia dove hanno chiesto asilo politico. In vista dell’ultima revisione del processo da parte della Corte Suprema, prevista per il 21 gennaio 2017, diversi movimenti islamici radicali presenti in Mauritania sono riusciti in questi ultimi mesi a portare in strada migliaia di persone per chiedere l’immediata esecuzione della pena di morte di M’Kheitir. Il rinomato poeta mauritano Douh Ould Beyrouck ha addirittura annunciato che, in caso di assoluzione, avrebbe personalmente ucciso M’Kheitir. Se la Corte Suprema dovesse confermare il verdetto, sarebbe la prima volta che nel paese africano un caso di apostasia viene punito con la morte e sarebbe anche la prima volta da quando, 30 anni fa, nel 1987, la Mauritania ha per l’ultima volta giustiziato una persona.

 

Bolzano, Göttingen, 5 gennaio 2017

 

Categorie: Africa, Comunicati Stampa, Diritti Umani
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