Il filosofo della nonviolenza Pontara sostiene “Una testa, un voto”

06.01.2017 - Peppe Sini

Il filosofo della nonviolenza Pontara sostiene “Una testa, un voto”
(Foto di JuditK via Foter.com / CC BY-ND)

Il grande filosofo della nonviolenza Giuliano Pontara, docente emerito dell’Università di Stoccolma, curatore della fondamentale edizione italiana degli scritti di Gandhi (Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino 1973 e successive riedizioni) ed autore di volumi di filosofia morale e politica che sono già dei classici, ha espresso il suo sostegno all’appello “Una persona, un voto”, affinché con la nuova legge elettorale il Parlamento italiano riconosca il diritto di voto a tutte le persone residenti nel nostro paese.

Ringraziamo di cuore Giuliano Pontara per il suo autorevole intervento ed auspichiamo che tutti i parlamentari ascoltino la sua voce, come quella di padre Alex Zanotelli, della storica Anna Bravo e di innumerevoli altre persone di volontà buona che ritengono inammissibile che in Italia siano ancora private del diritto di voto milioni di persone che qui vivono, lavorano, pagano le tasse, mandano a scuola i loro figli, rispettano le leggi, contribuiscono intensamente all’economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del paese, arrecano all’Italia ingenti benefici ma sono tuttora assurdamente private del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.

 

Una lettera ai parlamentari

 

Gentile parlamentare,

poiché nelle prossime settimane il Parlamento sarà impegnato nella definizione della nuova legge elettorale le saremmo assai grati se volesse adoperarsi affinché nel dibattito che porterà ad essa sia introdotto il tema del riconoscimento del diritto di voto ai milioni di persone presenti in Italia cui attualmente tale diritto non è riconosciuto essendo nate altrove.

Come è a tutti noto vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all’Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.

L’occasione è propizia perché si pervenga finalmente a riconoscere loro il diritto di voto:

  1. a) con legge ordinaria per quanto concerne le elezioni amministrative (nelle quali peraltro fin dal secolo scorso il diritto di voto è già riconosciuto agli stranieri provenienti da altri paesi dell’Unione Europea);
  2. b) con legge costituzionale per quanto concerne le elezioni politiche.

Come è noto, esistono già significative esperienze di altri paesi cui far riferimento, e in Italia un prezioso dibattito in materia (con particolar riferimento ai profili non solo giuridici, ma anche politici ed etici) è iniziato negli ultimi decenni del Novecento, ovvero da quando l’Italia da paese di emigrazione si è progressivamente trasformata in paese di crescente immigrazione.

È ben noto che il fondamento della democrazia è il principio “una persona, un voto”; l’Italia essendo una repubblica democratica non può continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.

Peraltro non sfugge a nessuno che il riconoscimento dei diritti politici è il modo migliore, la guarentigia indispensabile, per contrastare adeguatamente il razzismo e lo schiavismo, due crimini da cui anche il nostro paese è aggredito.

Last, but not least, il riconoscimento dei diritti politici è il modo migliore, la guarentigia indispensabile, per contrastare adeguatamente l’emarginazione e la disperazione di persone che private degli elementari diritti democratici divengono ipso facto vittime reali o potenziali di ogni sorta di abusi e umiliazioni; e quindi è anche il modo migliore, la guarentigia indispensabile, per contrastare adeguatamente il conseguente montare dello smarrimento e del risentimento e con essi le possibili derive violente e criminali da parte di persone così brutalmente sopraffatte e fin annichilite da perdere la cognizione del bene e del male e divenir preda di poteri mafiosi e terroristi, di farneticanti, sadici e necrofili criminali predicatori d’odio e seminatori di strage.

La barbarie si contrasta con il diritto, con la civiltà, con l’umanità.

Le saremmo assai grati se lei volesse impegnarsi a promuovere tra i suoi colleghi parlamentari la consapevolezza dell’esigenza del riconoscimento del diritto di voto a milioni di persone che vivono con noi, lavorano con noi, sono i nostri vicini di casa, le persone con cui condividiamo la nostra quotidianità, e che tuttora sono paradossalmente e iniquamente prive del diritto a prendere parte alle decisioni pubbliche qui nel luogo in cui concretamente si svolge la loro esistenza.

Ringraziandola per l’attenzione, auspicando un suo persuaso interessamento ed effettivo impegno, la salutiamo augurandole buone feste.

 

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

 

Categorie: Europa, Nonviolenza, Opinioni, Politica
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