Olivier Turquet “Non c’è miglior parola di antiumanesimo per definire la destra”

13.12.2016 - Quito - Firenze - Redacción Ecuador

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Portoghese

Olivier Turquet “Non c’è miglior parola di antiumanesimo per definire la destra”
(Foto di Redazione Ecuador)

A Pressenza Internazionale En la Oreja abbiamo intervistato Olivier Turquet, qui l’audio e la trascrizione:

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L’Europa continua ad essere luogo di grande movimento politico, con la crescita della destra xenofoba sia in termini di appoggio popolare sia di spazio ceduto alle sue opinioni razziste e intolleranti sui mezzi di comunicazione.

Lo scorso fine settimana si sono svolti due atti elettorali che cercheremo di decifrare un po’. Uno in Austria, dove per la seconda volta si è ripetuta la seconda tornata delle elezioni presidenziali: il candidato del partito verde ha vinto con un vantaggio del 7,8% sul concorrente del partito di ultra-destra.

Dall’altra parte, l’Italia ha consultato la sua popolazione sulla possibilità di effettuare alcuni cambiamenti costituzionali che presumibilmente le avrebbero dato una maggiore stabilità politica, in un paese che ha avuto 64 governi diversi nei 72 anni successivi alla seconda guerra mondiale.

Con noi, dalla città di Firenze, culla dell’umanesimo storico, per parlare di questi due temi è presente Olivier Turquet, coordinatore della redazione italiana di Pressenza.

Olivier è autore, professore e editore con una propria casa editrice, che pubblica libri sulla pace, la nonviolenza e l’umanesimo universalista.

Prima di parlare del fenomeno austriaco, racconta ai nostri ascoltatori equadoriani, che magari non hanno prestato molta attenzione agli avvenimenti italiani, quali sono state le proposte del governo che si sarebbero volute approvare, e gli antecedenti di queste proposte? E qual è stato il risultato?

Prima di tutto, credo sia necessario spiegare che la costituzione italiana è una costituzione relativamente nuova, ha circa 70 anni ed è figlia della fine della Seconda Guerra mondiale. E’ contemporanea della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, con un anno di differenza, e dello stesso clima politico e culturale dell’epoca. Un clima, cioè, di ricostruzione nazionale, europea, mondiale. Questo è un fattore molto importante. C’è una parte importante della società italiana che, nonostante il colore politico, tiene molto a questa costituzione, perché l’hanno costruita insieme comunisti e democristiani, repubblicani e liberali.

La questione del cambiamento della costituzione ha un lungo processo, questa è stata la terza volta che hanno cercato di cambiarla e la terza volta che hanno fallito. In questo caso, nel plebiscito che si è svolto per confermare il cambiamento, si è trattato di secco no. Da una parte c’è stata una partecipazione popolare molto importante, quasi il 70% dei votanti, cosa che non è accaduta in altri recenti plebisciti, e il no ha vinto con quasi il 60% dei voti. C’erano due fattori, uno era il tema del cambiamento, che era molto confuso e mescolava molte cose, ma ciò di cui parlava il governo, che diceva Matteo Renzi, era la questione della stabilità. La gente ha detto che la stabilità non vale la mancanza di diritti politici. Questo è il tema più importante.

Il fronte del no era molto vario, c’era la destra, qualcuno di centro, l’estrema sinistra, gli umanisti, la Lista Civica, il movimento di Beppe Grillo. Praticamente, Renzi ha finito per mettersi contro tutti e ha cominciato a personalizzare molto questa riforma. Così questo no è stato anche un no a Renzi. Comunque, noi come Pressenza abbiamo dato molta informazione sui temi specifici, perché ci è sembrato importante informare la gente e ci è sembrato importante che potesse decidere per il sì o per il no. Nei nostri commenti abbiamo sottolineato che bisognava differenziare la politicizzazione del plebiscito dalla decisione del si o no al cambiamento della costituzione. Una costituzione assai progressista, una delle poche al mondo che rifiuta la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. Questo articolo non era in discussione, era piuttosto nel contesto; il contesto era quello di semplificare, di eliminare una delle due camere, c’erano vari temi. Tutto in senso autoritario, di restrizione della libertà e, inoltre, molti analisti dicono che si trattava di quello che la Goldman Sachs aveva richiesto ai governi europei per continuare con i suoi investimenti. Cosicché c’era un’influenza molto forte da parte delle imprese internazionali di speculazione finanziaria per evitare che i popoli potessero decidere.

Possiamo dire che questo risultato è stato sorprendente, come quello della Brexit, di Trump o il no alla pace in Colombia? O è stato ciò che ci si aspettava?

Questo risultato è stato inaspettato. Effettivamente è stata fatta molta pressione per il sì. In realtà, fino all’ultimo Beppe Grillo, che era per il no, nel suo discorso diceva di essere preoccupato per la tremenda divisione del paese. Alla fine la tremenda divisione del paese non c’è stata, perché quasi il 60% ha votato no. In queste situazioni, normalmente, non c’è una maggioranza così grande. Alcuni ricordavano il referendum per confermare il divorzio, che pure è stato vinto in modo molto chiaro, 60 a 40. Ha sorpreso alcuni che in malafede volevano dire in tutti i modi che avrebbe vinto il sì.

Ormai più nessuno si sorprende per nessun risultato. Allargando un poco lo sguardo a tutta l’Europa e al paese a nord, l’Austria, sembra che ci sia stata una crescita popolare molto grande per la destra, cosa che fa parte di un fenomeno in aumento nel vecchio continente. Come lo si vede dall’Italia? Il fenomeno è reale o è un effetto dei mezzi di comunicazione?

Sicuramente i media hanno un punto di vista che non è molto interessante, perché se si guardano i diversi fenomeni, ci si rende conto che c’è un denominatore comune che non è la destra tradizionale. Non è che vincano quelli di destra, vincono gli antisistema. In Italia ora gli antisistema sono rappresentati dal Movimento 5 Stelle, in cui c’è di tutto, all’interno ci sono anche fascisti, che in più dichiarano che la divisione tra destra e sinistra è ormai superata. Noi non siamo d’accordo con questo, pensiamo che la sinistra, con tutti gli errori, sia migliore della destra. Non ci sono parole migliori dell’antiumanesimo per definire la destra, non servono altre parole. Ma loro, con questa cosa di mischiare un po’ tutto, di avere una posizione anti-immigrazione, e allo stesso tempo posizioni molto ecologiste, sono una mistura strana. Ma sicuramente loro stessi non dicono di essere un movimento di destra. E ora prendono circa un terzo dei voti in Italia. Più di Marine Le Pen, meno che in questa polarizzazione, il candidato di estrema destra austriaco. Bisogna considerare che in Austria aveva dietro tutta la destra. I due partiti storici che in Austria hanno sempre vinto, hanno perso entrambi, e hanno lasciato spazio a uno strano ecologista a sinistra, per così dire, e a quest’uomo, Hofer, di estrema destra, a destra. Ma il realtà, prima di tutto ciò, e non se ne parla già più, i due partiti che vincevano sempre, i liberali e i socialdemocratici, hanno perso le elezioni. Questo è antisistema. Cioè i due elementi, molto diversi tra loro, l’ecologista e il nazi, erano i due antisistema. Io direi che in questo momento sta vincendo la confusione, quello che grida più forte e l’antisistema. Tornando al plebiscito, direi anche che una compositiva, che a me non piace ma che riconosco nel no, è stata antisistema. In quel momento Renzi rappresentava il sistema.

 

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

 

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